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La Fotogrammetria Terrestre

La Fotogrammetria Terrestre
L'avvento della fotografia ha consentito di ideare e perfezionare tecniche di rilievo fino allora impossibili. Nasce così la fotogrammetria, termine generico per indicare il metodo di misura basato sulla utilizzazione di fotografie munite di riferimenti specifici (fotogramma).

I primi tentativi di fotogrammetria furono operati verso il 1850 in Italia per merito di Ignazio Porro e in Francia da Laussedat che iniziò ad eseguire i primi lavori applicativi di una certa importanza.

Si sviluppa in due fasi successive e coordinate: la prima è quella di "presa" mediante una fotocamera metrica o semimetrica con cui si imprime sulla lastra l'immagine della zona oggetto di rilievo, la seconda è quella di restituzione in cui si ricostruisce in modo completo, cioè planimetricamente e altimetricamente l'oggetto rilevato.

Il fotogramma è una rappresentazione prospettica. In realtà per il rilievo si devono prendere almeno due fotogrammi della stessa zona da due punti di vista diversi, estremi di una base.
Posti i due fotogrammi in posizione relativa che rispetti la posizione relativa delle prese, e proiettati su un piano si ha la possibilità di ottenere una unica immagine come insieme dei punti di intersezione delle coppie di raggi visivi provenienti dal medesimo punto sui due fotogrammi.
L'immagine costruisce un modello plastico dell'oggetto, quindi in 3D.

La tecnica moderna si è sviluppata sorprendentemente in pochi decenni, dando origine a rivolgimenti generali nelle concezioni tradizionali stabilendo una connessione sempre piu' intima tra i diversi rami della scienza e della tecnologia.
Oggi si opera con fotocamere metriche digitali e software appropriati. La procedura non è però da confondersi con il semplice raddrizzamento di un'immagine posta su un solo piano come suggerito da alcune proposte commerciali.